Nonostante le scarse testimonianze, della musica dei greci ci rimane il sistema teorico, fatto dai
La musica greca, povera di strumenti (che con poche varianti si riconducevano principalmente a due tipi, uno di strumento a fiato, l'aulos, e uno di strumento a corde, la lira), aveva un andamento timido; la melodia si muoveva a piccoli intervalli e il ritmo era strettamente legato alla recitazione secondo gli schemi metrici della poesia (metrica quantitativa overo basata sulla ripartizione di sillabe brevi o lunghe).
Ma, come si è già detto, il culmine del'arte greca si ha con la tragedia, in cui si fondono musica, danza e poesia.
Si presume che essa abbia avuto origini religiose, dal sacrificio di un tragos, caprone, sull'altare del dio Dioniso, del quale il sacerdote narrava le vicende terrene. Questo racconto cantato andò evolvendosi fino a perdere ogni rapporto col culto dionisiaco, divenendo semplicemente un racconto dialogato tra un personaggio e un coro.
Presso i greci inoltre la musica aveva una posizione di rilievo anche nell'educazione, per la sua caratteristica di influenzare gli stati d'animo. Nacque così l'etos musicale, fondata sul postulato che la musica non solo può modificare o determinare gli stati d'animo, ma anche agire sulle facoltà volitive.
Proseguendo su questa strada si stabilì che l'azione musicale poteva essere di tre tipi:
- musica diastaltica, o etos energico, che producena un atto di volontà;
- musica sistaltica, o etos snervante, che paralizzava la volontà stessa;
- musica esicastica, o etos estasiante, che provocava uno stato di ebrezza e di estasi.
Per quanto riguarda la musica romana, non conosciamo molto a riguardo. Le prime testimonianze a noi pervenute sulla musica romana riguardano una musica forte della tradizione greca (quindi posteriore alla conquista ellenica). I romani facevano molto uso della musica nelle solennità pubbliche quali trionfi, feste religiose e giochi.
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